Sul carro degli sconfitti

Non sul carro del vincitore, su quello degli sconfitti. Questo giornale, direttore e alcuni suoi amici a parte, è fatto da ragazze e ragazzi non solo anagraficamente magnifici. Ma il suo giovanilismo, alimentato da commenti e analisi di firma senile che leggete in questi giorni (il più vecchio si chiama Pace), non deriva dalla vittoria di Renzi quanto dalla sconfitta della classe dirigente, noi compresi, che in questi vent’anni ha cercato di chiudere i conti con il passato senza riuscirci.
15 AGO 20
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Non sul carro del vincitore, su quello degli sconfitti. Questo giornale, direttore e alcuni suoi amici a parte, è fatto da ragazze e ragazzi non solo anagraficamente magnifici. Ma il suo giovanilismo, alimentato da commenti e analisi di firma senile che leggete in questi giorni (il più vecchio si chiama Pace), non deriva dalla vittoria di Renzi quanto dalla sconfitta della classe dirigente, noi compresi, che in questi vent’anni ha cercato di chiudere i conti con il passato senza riuscirci. Si pesta l’acqua, per lo più, in uno scenario sempre identico: politicizzazione della magistratura, riforme costituzionali, un paese che non lavora o lavora male, in condizioni non produttive né competitive, cultura illiberale e fiscale, statalista, giovani vittime del corporativismo concertativo, europeismo da chiacchiera infinita, politica estera senza fantasia, infrastrutture fradice. Naturalmente non tutto è così, molte cose sono cambiate, c’è stato progresso, non bisogna essere stupidamente negativi e cupi. Però per l’essenza la Repubblica, dalla prima alla seconda lungo la nota sequenza numerica, non si schioda da vecchi e nuovi vizi contratti sul sodo terreno di sessant’anni di storia (andiamo verso i settanta). Bisognava voltare pagina, ma la nostra cultura politica ce lo ha impedito, niente da fare. E allora un po’ d’improvvisazione, anche un po’ d’ignoranza dotta e inesperienza legate ai trent’anni (quasi la media della nuova segreteria del Pd di Matteo) possono giovare, rendersi utili a fare quel che non si è fatto, a vincere la partita nella quale molti di noi non hanno fatto il risultato (importa l’età ma anche la formazione, che in tanti giovani è classica e dunque fottuta). Cocciuti come siamo, ci teniamo strette idee e pregiudizi e il nostro senso della storia, che notoriamente poi non ha senso, ma un anticipo di simpatia a una fase di volitiva e volatile nuova politica è strettamente necessario. No malmostosi.